Anemofilia. Teatro sociale.
È la prima volta che il teatro arriva su Walwian. O meglio, il teatro c’è sempre stato, in varie forme e con vari intenti. Ci sono state storie di finzione e di verità, maschere e giochi e sipari che si chiudono.
Oggi, però, ci piace portarvi una testimonianza diversa. Una testimonianza di chi il teatro lo fa e lo usa, per comunicare. Per comunicare qualcosa che va al di là del proprio ego, e che cerca, invece, di essere espressione e voce di chi, la propria voce, non riesce a farla ascoltare.
Questo progetto, il progetto di cui vi vogliamo parlare, ci piace proprio per questo. Perché, secondo noi, è un’esperienza di libertà. Libertà di dire, di fare, di raccontare e di cercare la libertà altrui. Parliamo di Anemofilia, una compagnia teatrale nata da poco, una compagnia che fa teatro di denuncia sociale e che oggi, il giorno prima del debutto di “Bada-mi”, condivide anche qui, tra questi byte, il proprio percorso.

Luogo: “Baffo della Gioconda”, via degli Aurunci 40. San Lorenzo, Roma
Tempo: ieri, dopo le prove del nuovo spettacolo “Bada-mi”
Oggetto: Una chiacchierata con Silvia Pietrovanni, autrice dei testi di Anemofilia e attrice.
Ciao Silvia, intanto cominciamo con la domanda più ovvia: perché Anemofilia?
È una parola che ho trovato passeggiando per il vocabolario, una parola che trovo poetica, nonostante faccia parte del linguaggio specialistico della botanica: è il polline trasportato dal vento. vorrei che le idee contenute nei nostri spettacoli fossero quel polline, che, senza una direzione precisa, va a posarsi sulla corolla di un fiore per far nascere nuova vita…abbiamo la presunzione di scuotere e far germogliare un nuovo punto di vista, una luce su quelle zone d’ombra su cui non ci si sofferma.
Cosa intendi per teatro sociale?
È il teatro che sa sporcarsi le mani, scendere per strada, nelle cantine, è il teatro che sa scendere dal palcoscenico, mi viene da dire che è il teatro di chi non fa teatro, di chi non ha come scopo principale la realizzazione scenica, ma spera che le idee vengano raccolte e fatte germogliare. La soddisfazione più grande è per me vedere, a fine spettacolo, l’occhio lucido, segno di una coscienza che è stata scossa, segno che il polline ha trovato la sua corolla…
Sappiamo che avete in cantiere due spettacoli: “Lontano dal cuore” e “Bada-mi”. Qual è il filo comune che li lega?
A legarli è la donna vista nel suo aspetto di reazione alla sottomissione, alla piega degli eventi. e il fattore immigrazione nel senso globale, perché non vengono mai menzionate nazionalità: gli stati d’animo dell’emigrante possono riferirsi anche alle donne e agli uomini del Sud Italia, o della Sardegna, anche loro infatti, hanno lasciato la famiglia e sono spesso stati sfruttati e ricattati.
Raccontaci qualcosa in più. Cominciamo da “Lontano dal cuore”. Da cosa nasce?
Il titolo è stato preso da un concorso letterario per terre di mezzo a cui ho partecipato con un racconto a tre voci che poi ho deciso di trasformare in 3 monologhi, e successivamente in uno spettacolo teatrale. Per quanto riguarda la storia, è una storia vera, che mi è stata ispirata da una bambina peruviana a cui davo lezioni di italiano e che diceva di avere due madri, quella naturale, che conosceva poco e la zia, che l’aveva cresciuta prima di arrivare in Italia. Ho cercato di entrare nell’emotività di queste tre donne e spero di esserci riuscita. Alcuni frammenti del racconto sono stati messi in scena nello spettacolo “Trapianto di cuore globale” di Maddalena Grechi, che indaga appunto la maternità a distanza delle donne immigrate.
E Bada-mi?
Le storie delle due donne immigrate in Bada-mi sono storie vere, la badante costretta a prestazioni sessuali è, purtroppo, un fenomeno diffuso ma che tende a restare sommerso. Badami nasce come lettura teatrale, ed è il mio primo esperimento di regia.
Abbiamo potuto assistere a una prova di questo spettacolo e abbiamo notato degli oggetti sparsi sul palco. Hanno un significato particolare?
Si, la mancanza di scenografia è data dal fatto che vorrei che gli spettacoli fossero adatti ad essere portati in qualsiasi luogo, ma è vero, gli oggetti hanno tutti un significato: il carillon rotto è la maternità sofferta di una madre che vorrebbe crescere la figlia ma il lavoro la costringe ad essere lontano da lei quasi tutto il giorno, la camicia rappresenta la figura maschile, presente e tuttavia mancante, il matrimonio della donna italiana e della donna straniera sembra più simile ad una marcia funebre, perchè quell’uomo non è reale, ha una doppia vita per la donna italiana, è simbolo di sottomisisone per la donna straniera. La catena ha una simbologia abbastanza esplicita, cosi come la valigia, segno di un partire “etimologico”, che sia un partire partorire, un rinascere, una taglio del cordone per la ricerca di una identità non frammentata.
Bada-mi andrà in scena venerdì 26 e sabato 27. A quando e di cosa parlerà il prossimo spettacolo?
Sto studiando molto per il prossimo testo, vorrei portare in scena uno spettacolo sulla figura della Dea madre, su quella divinità dai mille nomi e dalle mille lingue che è immagine di una storia che non ci viene raccontata, una storia in cui non c’era Dio, non c’erano guerre, le città non avevano mura difensive, non c’era il concetto di famiglia e di pater familias, si viveva secondo i cicli naturali e con un profondo rispetto per quelle qualità femminili che l’arrivo del Dio ha messo in secondo piano o ha demonizzato. È una riflessione sulla religione e su come erano strutturati i rapporti sociali. L’idea è nata dalle ricerche dell’archeologa Marija Gimbutas e dal libro di Pepe Rodriguez “Dio è nato donna” (purtroppo non più in commercio). Mi piacerebbe approfondire anche la figura archetipica di Lilith, la prima donna che Adamo rifiuta perché non si sottomette alla sua volontà.
Bene, allora cos’altro dire se non: break a leg!
Grazie!
Per contattare Silvia o gli altri componenti di anemofilia (Cecilia Moni e Fanny Lena), potete scrivere a anemofilia.teatro@libero.it. O visitare il loro sito web http://anemofilia.tk. Anemofilia è anche su Facebook, qui.
E poi, ovviamente, non mancate venerdì 26 o sabato 27 al “Baffo della Gioconda” (via degli Aurunci, 40 – ore 22.00) per “Bada-mi”!
About this entry
You’re currently reading “Anemofilia. Teatro sociale.,” an entry on The Walwian
- Pubblicato:
- febbraio 25, 2010 / 1:45 pm
- Categoria:
- Walw-ian
- Etichette:
- anemofilia, bada-mi, immigrazione, intervista, teatro, teatro sociale








Ancora nessun commento
Jump to comment form | comment rss [?] | trackback uri [?]